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LIVELLI DI CULTURA
Lo prometto: questa volta sarò brevissimo e non sproloquierò come al solito sbavandomi addosso livore e veleno.
Volevo semplicemente puntare il fuoco dell'attenzione su un episodio, diciamo così, letterario, che mi è capitato di recente.
Come tutti i bravi scrittori che si rispettino (a dire il vero vengono rispettati solo i pubblicatori, ma accidenti! ecco che ricomincio a trasudare veleno e inondo tutta la tastiera... Nonnò, così non va proprio - fine parentesi, ma ormai a questo punto avrete perso il filo della frase principale e pertanto posso ficcarvi la prima regola per scrivere bene: mai iniziare una parentesi se non si sa dove si vuole andare a parare - d'altronde se chiudo la parentesi così voi come fate a capire? vabbè, vorrà dire che qui metterò un anacoluto).
Dicevo, da bravo scrittore ho spedito un mio romanzo (per inciso, non si tratta di BRIVIDO) a un paio di "case editrici", chiamiamole così ma racchiudo in queste due paroline un concetto molto più ampio, e ho atteso pazientemente, sempre da bravo scrittore non rispettato.
Un giorno mi sono arrivate le due risposte, guarda alle volte il Caso, contemporaneamente. In una veniva denigrato il mio lavoro, ne venivano esaltati i difetti e sminuiti i pregi, in pratica - si diceva - il romanzo non poteva essere pubblicato. Nell'altra risposta il romanzo risulta essere un buon lavoro, con spunti interessanti e con buone possibilità di vedere la luce cartacea.
Sono andato davanti allo specchio e ho iniziato a riflettere (ovviamente, dirà qualcuno), e le mie profonde cogitazioni mi hanno provocato un'unica e complessa domanda: «Quale delle due è attendibile?»
Cioè, in realtà è un buon romanzo oppure è una schifezza? Le due risposte erano all'opposto, nemmeno lontanamente similari. Praticamente entrambe inverosimili.
Se quelli che mi hanno dato risposta positiva mi avessero chiesto dei soldi avrei avuto la soluzione. D'altro canto, se quelli che mi hanno dato risposta negativa usassero chiedere dei soldi e avessero nonostante questo cassato il mio romanzo, avrei avuto lo stesso la soluzione, ma non è questo il caso, visto che è mia sana abitudine non andare dalla case editrici a pagamento. Quindi?
Quindi sono arrivato alla conclusione che in molti ambienti letterari ci sono diversi livelli di cultura (di giudizio, se vogliamo), che inducono personaggi discutibili ad avere il potere decisionale sulla scelta degli scritti di autori semisconosciuti (essì, oramai posso fregiarmi del titolo di SEMI-). Il risultato? Non c'è oggettività, non c'è propositività, non c'è capacità di autentica analisi letteraria per valutare uno scritto. Penso che spesso ci sia proprio malafede. Anche nei piani più alti, perché non significa che più grande è la casa editrice, più elevati culturalmente siano coloro che devono valutare. Anzi.
Il vero metro, a mio parere, è la passione per la parola scritta di chi è messo per giudicare e per scegliere, passione che manca sempre di più. Al suo posto ci sono l'invidia, l'accidia, la superbia. E la frustrazione per la mancanza di lussuria e per l'eccesso di golosità. Tutta quest'avarizia letteraria provoca l'ira di quelli ancora in buona fede. E io dico: per carità, abbiate speranza.
Pilamaya yelo...

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