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[ 06 ]
LIBRI O MUTANDE?
Non so se vi è mai capitato di entrare
in una libreria. A me càpita spesso
perché mi piace leggere, e perché ho
una malattia che mi spinge a comprare
un libro e a tenerlo come se fosse una
reliquia (mi succede pure con le schifezze
tipo Hannibal di Harris, quindi
il mio dev'essere un problema mentale
grave).
Beh, comunque sia, a mio parere una
libreria dovrebbe essere un luogo nel
quale acquistare libri, ma anche uno
spazio nel quale incontrare persone
con la passione per il leggere, acquirenti
o venditori che siano. Io penso a un
salottino culturale nel quale scambiarsi
opinioni su un certo autore, o informazioni
su libri interessanti magari poco pubblicizzati,
o nomi di riviste dedicate a un certo
argomento… Ora che ne parlo mi rendo
conto che si tratta di un'utopia adolescenziale…
Fino a qualche anno fa, una libreria
mestrina medio-grande (per quei tempi)
era gestita da una signora che rappresentava
per me l'autentico LIBRAIO. Cioè, quando
cercavo un libro (per me o per un regalo),
lei mi dava sempre una soluzione. Mi
consigliava questo o quel titolo, mi
raccontava decine di trame e mi descriveva
le cose che, a suo parere, erano positive
o negative. Mi trasmetteva sostanzialmente
un'impressione di cultura, d'intelligenza
e di passione per quello che faceva,
e mi lasciava ogni volta soddisfatto.
E non s'inventava le cose, perché poi
io le leggevo e avevo modo di constatare
le riflessioni che mi aveva rilasciato.
Adesso entro in libreria (parlo di quelle
grandi e medio-grandi, nelle quali le
riviste letterarie sono snobbate e allontanate
come se fossero infette, e al loro posto
fioriscono calendari di veline e rotocalchi
discutibili) e rischio di colpire subito
la colonnina con "i più venduti". Che
poi i più venduti siano spesso "i meno
intelligenti" è tutto un altro discorso.
Gli scaffali straripano libri, a milioni.
Ma quanti sono, quelli che scrivono?
penso con angoscia.
Meno di quelli che leggono, sicuro,
mi rispondo subito dopo con fatalismo.
E se per caso ho un dubbio e non riesco
a trovare un autore, mi devo avvicinare
con cautela a un/a commesso/a. Giovane.
Dinamico/a. Sorridente.
«Scusa», chiedo distrattamente,
«mi sapresti dire dove tenete
Sepùlveda?»
«Quello che ha fatto il film?»
mi risponde crucciandosi appena. «No,
no, scusa», aggiunge poi ammiccando,
«era un cartone animato.»
Io lo/a guardo perplesso. «Sì,
beh, ti riferisci a La gabbianella
e il gatto?»
«Quello di Walt Disney?»
mi controbatte. «I dvd sono al
piano di sotto…»
Noto che ha già perso interesse per
me e quindi cerco da solo ciò che mi
serve. Ma in fin dei conti ho chiesto
di Sepùlveda, non di Roberto Taddio!
penso fuggendo verso i classici, di
solito nell'angolo più in fondo.
Questa conversazione è avvenuta realmente
(più o meno), e assieme a essa
molte altre sullo stesso tono.
Un'altra volta una mi ha liquidato dicendomi:
«Scusa ma il computer non mi dice
dove e se c'è questo libro.»
Io allora le ho chiesto un po' esasperato:
«Ma non ti ricordi, più o meno
a occhio? Ci lavori tutto il giorno…»
Lei mi ha fissato con fierezza e ha
sentenziato: «Beh, insomma, guarda
che qui ce ne sono un mucchio, eppoi
non è che devo per forza conoscerli
tutti!»
L'ultimo esempio, che mi ricorda un
po' le barzellette sui carabinieri:
un tizio di una libreria, da me interpellato
per trovare un testo di Zaimoglu, un
autore turco-tedesco, mi ha detto: «Ah,
non so dirti, io sistemo solo i libri
dalla A alla L.»
Forse è uno dei motivi per cui
la letteratura (e la cultura in generale)
in Italia sta attraversando un momento
nero ma così nero che Man On
Black in confronto è bianco.
Non solo non c'è l'interesse
di chi dovrebbe comprare i libri. Non
c'è nemmeno quello di chi li
vende, dato che vengono trattati alla
stregua di qualsiasi altro oggetto in
vendita (calendari coi culi fuori compresi).
Per concludere, senza voler impersonare
il signor Sotuttoìo e senza voler
attaccare indiscriminatamente tutti
i lavoratori delle librerie, non ho
notato alcuna differenza tra un commesso
che vende mutande e uno che vende libri:
il loro scopo, puramente pratico, forse
comprensibile ma poco appassionato,
è vendere qualcosa di qualcun altro
di cui non conoscono pregi e motivazioni,
e poco importa se si tratta di "pezzi
di cultura" o "pezze da culo".
Perdonate la battutaccia, ma coi tempi
che corrono devo cercare di adeguarmi
ai libri dei cabarettisti.
Magari così venderò qualche copia in
più dei miei.
®
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