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[ 09 ]
TELEVISIO MAGISTRA VITAE (PARS I)
Se c'è qualcosa che non sapete,
accendete la televisione. In quella
scatola sempre più piatta e sempre
più moderna troverete le risposte
che avete cercato e che niente e nessuno
vi ha mai dato. Nemmeno un libro. Nemmeno
i vostri nonni, che di certo la sapevano
lunga (non piatta).
Della vita non hanno capito nulla i
filosofi, i pensatori, gli studiosi.
Gli scrittori. I poeti. I romanzieri.
Gli unici che oggi possono davvero insegnare
qualcosa sono quelli che appaiono piattamente
sullo schermo.
Prendete ad esempio le fiction. Tutte
le storie che passano sul piccolo schermo
prese dalla vita reale (che di solito
vanno dalla storia antica alle vicende
della grande guerra scritta in piccolo)
stanno rendendo eruditi i telespettatori,
che mai avrebbero saputo cos'è
successo nel mondo se non l'avessero
reso fiction. Già il nome risulta
strano. Fic-tion. Finzione. Mah. Che
poi non si spiega come facciano a farne
dieci alla settimana (ciascuna di quattro
puntate). Forse perché usano
piattori sconosciuti. Ri-mah.
Oppure prendete i telegiornali, che
ti fanno sentire in colpa se non li
segui tutti a tutte le ore. Bisogna
imparare a tenersi informati, dicono.
Prché è giusto che gli
italiani diventino investigatori e cerchino
di scoprire l'assassino dell'ultimo
efferato omicidio grazie ai tremila
speciali televisivi. Eppoi come non
si possono sapere e vedere nel dettaglio
i danni dell'ultima autobomba per imparare
com'è fatto l'interno di un corpo
umano. Magari col piatto davanti (quello
orizzontale).
Se poi un tizio o una tizia vengono
passati sullo schermo per più
di dieci minuti al dì per cinque
giorni di seguito (nei rotocalchi, nei
telegiornali, nelle fiction, negli spot)
allora egli o ella diventeranno un/a
vip (cioè a dire: very important
piatto). E dall'alto del loro presenzialismo
televisivo potranno parlare di sport,
di politica, di letteratura, di sesso
e, perché no? di cucina, astrologia,
matematica, zoologia, geofisica... Ogni
cosa che diranno sarà una chicca
nell'universo della conoscenza. Di cui
non si poteva proprio fare a meno.
La tv insegna pure che non serve essere
bravi per finirci dentro. Serve quel
non so che di faccia di bronzo e parlantina,
un perizoma e tanta tanta voglia di
raccontare al mondo cosa passa per la
testa. Fosse anche solo un rutto digestivo.
Insomma, ogni giorno impariamo che il
piatto forte delle persone nel piccolo
schermo non è una qualità,
una particolare bravura, una capacità
artistica (tranne qualche raro caso),
ma il fatto stesso di essere in televisione.
A far che cosa non si è ancora
capito.
Sembra che proprio non si possa fare
a meno della piatta scatola elettrica.
Anzi, la tv è assolutamente necessaria
come una stampella per un claudicante.
Prendete uno scrittore, tanto per fare
un esempio banale. Uno bravo, un vero
artista, insomma, uno che è nato
per scrivere. Non lo vedrete troppo
spesso sul piccolo schermo. Chissà
come mai. In prima serata vedrete i
ministrioni, gli ammazzatempo, i codadipaglia,
i politesserati. I pubblicizzoilmioultimolibro.
O quelli che fanno vendite perché
sono diversi (gay, usciti dal coma,
amici degli alieni, gay usciti dal coma
alieno).
Mica quelli che sanno scrivere. Quelli,
appunto, sanno scrivere, e se devono
insegnare qualcosa a qualcuno, usano
la parola scritta, quella cosa che ha
insegnato a molta gente per centinaia
di anni. Forse non sempre onestamente.
Forse non sempre convincentemente. Forse
non sempre. Chissà...
Ma cosa si può rispondere a un
bambino che domanda con aria incerta
guardando un personaggio televisivo
di ultima generazione: "Ma cosa
fa di mestiere quello/a là?"
Sarebbe troppo brutale dirgli: "Guadagna
soldi per farsi riprendere seminudo/a".
Sarebbe deprimente dirgli: "Molti
italiani pagano una tassa per poter
vederlo/a". Sarebbe infine sconvolgente
rispondergli: "Quello/a? Dovrebbe
prendere tanti calci nel culo e andare
a lavorare!"
La conclusione, ahimè, è
sempre la stessa: il piatto piange.
E questo detto io non l'ho imparato
da una trasmissione televisiva.
Qualcun altro probabilmente sì.
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