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IPOCONDRIACA IPOCRISIA

Di solito critichiamo aspramente ciò che ci spaventa. E pure ciò che invidiamo lo massacriamo come se si trattasse della cosa più ripugnante sulla faccia della terra. Per non parlare di chi o di ciò che ci offende, che ci punge. In questo caso diventiamo delle belve assetate di sangue.
Io mi fermo a riflettere molte volte su ciò che critico, sul perché lo faccio e sulle modalità con cui lo faccio. Spesso mi accorgo che la mia aggressività prende il sopravvento sulla razionalità, e che quindi la mia analisi non risulta né serena né obiettiva. Affronto una critica un po' come affronto il sacco in palestra. Devo ammettere che, fondamentalmente, sono un incazzoso.
Ma io sono io, cioè Nessuno, un ragno nero nascosto in un buco nella Rete chiamato Man On Black.
Invece ci sono alcuni che si possono prendere il lusso di sparare le loro critiche al mondo intero, o sui giornali, o sulle riviste, o (peggio che peggio) in televisione. E i presupposti di queste critiche spesso sono deboli, molli, senza spina dorsale.
Mi vengono in mente diversi episodi di critiche piovute su qualche aspetto della nostra variegata comunità di cervelli, episodi che mi hanno lasciato con l'amaro in bocca perché non ho mai capito il senso del loro essere.
Ricordo che qualche tempo fa un certo Marilyn Manson fissò una data per un concerto in Italia, una roba da quarantamila spettatori o giù di lì. Ricordo anche che vennero fatte delle raccolte di firme (che probabilmente raggiunsero pure il Parlamento) affinché detto concerto non avesse luogo. Dissero che il citato Manson Marilyn - come scriverebbero i carabinieri - fosse un istigatore, un violento, un adoratore del demonio. Abbandono il passato remoto e mi domando: ma da quale pulpito vengono fatte certe critiche? Me lo domando e non posso darmi una risposta, visto che a osteggiare quel concerto - perché quello rimaneva pur sempre un concerto musicale - furono delle parti lese senza volto. Ci sono sempre stati artisti molto appariscenti in cerca di fama tramite la trasgressione (chiedetelo ai nonni di Elvis cosa ne pensavano del suo sculettare), ma com'è possibile che lo Sbirulino d'Oltreoceano possa venire preso sul serio da questo tipo di critica? È un cantante che ha pure fatto qualche bella canzone! E com'è possibile che certe persone possano criticare=prevaricare gli altri in maniera assolutamente preconcetta, senza essersi fatte un esame di coscienza e senza essersi domandate: «Ma ho educato bene i miei figli? Ho insegnato loro la differenza tra un istigatore e un cantante esaltato?»
Tali censori ipocriti, buonisti e scassamarroni sono tornati all'attacco qualche mese addietro in occasione della trasmissione de L'esorcista in tv. Il film del 1973 (per chi non l'avesse visto consiglio una corsa al videonoleggio più vicino, anche se non prima d'aver letto l'omonimo romanzo di Blatty) venne pubblicizzato e programmato normalmente in prima serata. Un numeroso gruppo dei predetti ipocondriaci s'impegnò affinché il film venisse spostato in seconda serata per evitare che qualche ragazzino disubbidiente ne venisse turbato. Fin qui nulla di male (credo). La cosa deprimente fu la messa in onda di un aborto che de L'esorcista non era nemmeno un lontano cugino. E non bastarono le decine di scene censurate (e sulla censura televisiva bisognerebbe aprire un importante capitolo a parte, anche e soprattutto in Parlamento) inframmezzate comunque dalla solita mezz'oretta di spot pubblicitari! Prima del film andò in onda una sorta di "speciale" che diceva ai bambini di andare a letto perché il film era per adulti eccetera eccetera. Qui le cose non quadrano: ma era il film che usciva dal video e catturava i bambini indifesi o erano i genitori che non controllavano a sufficienza che i piccoli non cambiassero canale?
Uno può non amare i cantanti vestiti da donna che blaterano oscenità, e questo lo capisco, ma non è possibile che queste persone determino anche i gusti degli altri. Se un film horror fa paura (ovviamente) basta non guardarlo per non esserne spaventati, non serve impedire alla televisione di trasmetterlo.
Anche perché, parliamoci chiaro, la violenza, le oscenità, il male, li troviamo tutti i giorni nella vita reale, e con riflesso decuplicato nella televisione che non porta il bollino rosso. Seppoi vogliamo affibiare alle cose esterne le responsabilità che dovremmo prenderci noi (soprattutto nei confronti dei più piccoli) facciamolo pure: avremo lo stesso onesti genitori frequentatori di chiesa che prendono a randellate il figlio - e per giunta bestemmiando - perché l'hanno sopreso a guardare il wrestling, il nuovo demone condannato dall'ipocondriaca ipocrisia di massa.
Se andate alla sezione connessioni vi consiglio un sito che parla di wrestling: sono un adoratore di Satana pure io?
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