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IL TERRORE DI PERDERE L'ORRORE
Se parlate con un "esperto di letteratura"
non tirate mai fuori il genere horror:
potrebbe sputarvi in faccia. Peggio,
potrebbe estrarre la sua ascia da boscaiuolo
e farvi in mille pezzi sanguinolenti.
Seppoi lo fate incazzare dicendogli,
ad esempio, che Stephen King può
essere considerato un importante autore
della letteratura a cavallo tra i due
secoli, vi legherà a una sedia
e con un tagliaunghie vi strapperà
a scaglie le palpebre e le labbra. Ma
state tranquilli: si calmerà
quando arriverà qualcuno farneticando
di Pirandello, di Mann e di Joyce.
Apparte gli scherzi, nel mondo della
"letteratura seria" - passatemi
la parola - il genere horror (nel senso
stretto del termine, non quei misti
squallidi che vanno commercialmente
per la maggiore al giorno d'oggi) non
gode certo di buona fama.
Prendete un facoltoso premio letterario
(italiano ma non necessariamente), chessò,
il Campiello, il Bancarella, nemmeno
lo Strega (!), e contate quante opere
di genere horror sono state premiate.
Eppure di buone ce ne sono state. Forse
coloro che devono giudicare le opere
in concorso sono sempre vecchi bacucchi
col fazzoletto per la bava e le caccole
sugli occhi? Mah...
Ora, non voglio portare l'acqua al mio
mulino, visto che non desidero essere
considerato uno scrittore di genere,
ma a mio parere certi romanzi horror
possono vantare una miglior tecnica,
una miglior struttura e una miglior
storia di certi altri considerati comunemente
seri.
Ma al giorno d'oggi quello che più
mi preoccupa non è tanto veder
ricevere un bel premio da uno scrittore
dell'orrore che se lo merita (conditio
sine qua non), bensì veder
sopravvivere il genere stesso. E il
fenomeno dell'impoverimento non è
purtroppo localizzato solo in Italia.
Per tornare al discorso di prima, quello
tra parentesi al secondo capoverso,
l'horror vero e proprio si sta inaridendo
e sta scomparendo, e ve lo dice uno
che frequenta le librerie spesso e che
cerca di fare delle recensioni su quel
tipo di letteratura. Non esistono tanti
romanzi nuovi su cui riflettere, basta
girare per gli scaffali. Alle volte
i gestori delle librerie hanno addirittura
tolto gli scaffali dedicati alla letteratura
horror! Al loro posto prosperano i vari
cloni dei thriller, dei fantasy e degli
adventure. Che già un clone fa
schifo di suo, permettetemi di dirlo.
Comunque, ogni genere nella storia letteraria
ha avuto i suoi alti e bassi, e alcuni
sono scomparsi del tutto (per la gioia
degli addetti al marketing). Ma non
è possibile che ciò avvenga
con l'horror. È una delle radici
della nostra vita, se ci pensate: il
mondo visto con gli occhi di un bambino
che ha paura del buio e dei mostri.
Chi ha mai dimostrato che in fondo non
esistono? Quelli che vedono in ogni
cosa il normale e forse il banale? Quelli
che vedono la letteratura come riempimento
di pagine piene di masturbazioni mentali?
Quelli che credono che la letteratura
sia solo nei loro libri sponsorizzati?
Lo ribadisco: alle volte aver paura
(di ciò che non conosciamo ma
anche di ciò che vediamo tutti
i giorni) fa bene, soprattutto se si
trova in un libro. In fin dei conti
è la base delle favole che ci
hanno tenuto compagnia nella culla.
Quindi non temete: andate a (comprare
e a) leggere l'horror, così ci
sarà di nuovo gente che lo scriverà
con decenza, ma l'horror quello bello,
quello vero, quello che non fa pensare
alla vita popolata di mostri come le
banche, le case farmaceutiche e i petrolieri,
per non parlare di guerrafondai, politicanti,
falsi poeti, ipocriti, vigliacchi, bugiardi
e rompicoglioni.
Per tutti questi abbiamo i giornali.
Ogni giorno.
®
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