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FALSITÀ (OVVERO: IL RITORNO DI MAN ON BLACK)

E così rieccoci qui, dopo molto tempo e troppe cose successe. Anche se, come al solito, dipende dai punti di vista.
Sembra che la vita di uno scrittore non possa mai essere simile a quella di un abitante del pianeta terra.
Sembra che uno scrittore debba essere torturato costantemente da allucinazioni, dalla povertà sociale, dal dolore di qualche perdita.
Sembra che debba sapere ogni cosa sulla letteratura (vecchia e nuova), che sia un intellettuale con una visione politica illumninata.
Sembra che uno scrittore debba essere uno scrittore.
Tutto falso.
In realtà quelli che scrivono libri oggi (e li pubblicano e li pubblicizzano e non li scrivono quasi più nemmeno loro, l'importante è che li firmino) devono essere dei gran commercianti. Non hanno allucinazioni ma al limite alluci incarnati (ah-ha) che la loro simpatica pedicure professionista personale sistemerà in men che non si dica. Non possono essere dei solitari, perché sennò le serate mondane, le presentazioni dei loro scritti, le premiazioni continue, le manifestazioni letterarie e via scrivendo come farebbero a costruirsele? Non possono nemmeno permettersi di soffrire troppo se vengono lasciati dalla morosa o se gli muore qualcuno, perché hanno subito chi li rimpiazza (d'altronde gl'impegni letterari sono impegni letterari, vedi mai che il dolore pubblico non possa servire per vendere di più). Non capiscono un cazzo di letteratura, o meglio, sono talmente ossessionati dalla proprie idee (spesso senza fondamenta) da non riuscire a leggere una pagina in più. Sulla visione politica illuminata permettetemi di stendere un grosso, lungo e nero velo pietoso perché è davvero la madre di tutte le falsità.
Bene! Ora che mi sono sfogato contro il mondo e contro tutto ciò che invidio (in fin dei conti mi sono tenuto dentro troppe cose per tanto tempo), posso aggiungere altro.
Ad esempio sugli agenti letterari, che dicono «Pagami, amico, che faccio vendere il tuo libro domani!» e che poi aggiungono «Beh, insomma, se non è domani sarà dopodomani!» e continuano con «Il tuo libro? Ma perché mi avevi dato un libro? Di cosa parlava?» e finiscono con «Ma chi sei? Ci conosciamo?». Al che uno che non ha stile aggiunge un bel «Vaffanculo!» ma lo sconsiglio per non rovinarsi l'immagine che potrebbe sempre servire.
Ad esempio, potrei aggiungere qualcosa sugli scrittori esordienti, che, oltre a scontrarsi con editori esordienti e lettori esordienti ed esperti letterari esordienti, si moltiplicano di numero fino a essere di più di coloro che potrebbero comprare le loro opere, quindi per logica se tutti gli scrittori esordienti comprassero i libri degli altri scrittori esordienti e basta, quelli come Dan Brown o Wilbur Smith potrebbero andare a lavorare in miniera invece di far abbattere inutilmente alberi. E alla fine gli esordienti che la smettono di esordire e che riescono a pubblicare a livello nazionale sono quelli che hanno già i soldi, conoscono giornalisti e politici, sfruttano buoni editor e non capiscono un cazzo di letteratura. E... vanno al Grande Fratello... e magari... lo vincono...
Ad esempio (sto sempre aggiungendo roba al discorso iniziale), gli editori che viaggiano adesso sono in realtà dei simpatici e mediocri imprenditori, che cercano di campare pubblicando letteratura che nessuno compra più, quindi come fanno a campare? Boh, qualche cabarettista prima o poi pubblicherà una raccolta di battute, no?
Ad esempio, gli scrittori famosi, quelli giudicati Scrittori, ma da dove vengono fuori? Per uno di capace e onesto (in questo campo dire "bravo" è inconcepibile) ce ne sono almeno sette o otto incapaci e disonesti. Conosco gente che scrive benissimo e che, nonostante questo, per rispetto degli altri non vuole far leggere nulla di proprio. Ne conosco altra che è talmente convinta di scrivere cose interessanti e belle e intelligenti e moderne e "letterarie" (ah-ha) da scassare le palle al mondo per farsi strada con qualsiasi mezzo e con qualsiasi tempo. Conosco gente che ha pure il coraggio di dire che questi sono i veri scrittori...
Chiudo qui, ho messo troppa carne al fuoco col brodo di livore e si è bruciata. Ma chiudo dicendovi l'ultima, enorme verità sublime: tutto quello che vi ho appena detto, è falso.
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