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PETER HØEG, I quasi
adatti
Una sensazione di profondo disagio permea
questo libro dell'autore de "Il senso
di Smilla per la neve", e fa rimbalzare
il testo tra la letteratura e la filosofia
in un continuo arrotolarsi di pensieri
e azioni.
Un uomo racconta della propria vita,
passata tra istituti per disadattati
e orfanotrofi, fino alle vicende, fulcro
del libro, nelle quali si è ritrovato
al centro di una sperimentazione psico-sociale
in una scuola di Copenaghen.
Lo stile è asciutto e scorrevole, favorito
certamente dalla brevità dei periodi,
e punta direttamente alla forza delle
immagini descritte. Il livello di paranoia
che il testo spesso raggiunge viene
giustificato, a mio parere, dalla realtà
vissuta delle cose raccontate, ma alle
volte l'eccessivo e furibondo compenetrarsi
di citazioni scientifiche, riflessioni
filosofiche e vicende narrative allontana
l'attenzione di chi legge. Dal mio punto
di vista questo libro resta un mistero,
a metà tra l'elevata introspezione e
la confusione totale.
Indescrivibile.
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