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STEPHEN KING, L'uomo
in fuga / La casa del buio
Straordinariamente per questo mese,
eccovi una comparazione tra due libri
dello stesso autore.
Nel primo romanzo, in un futuro dominato
dai ricchi detentori del potere mediatico,
un "povero" partecipa a uno dei figli
dei telequiz attuali, divenuti terribilmente
violenti. Nel secondo una specie di
eletto - già personaggio kinghiano -
deve fare i conti con un potere malefico
che si annida principalmente tra le
pareti di una casa nera.
Il parallelo sta nel constatare che,
mentre ne L'uomo in fuga (dell'82,
scritto sotto lo pseudonimo di Richard
Bachman) King sembra sviscerare dei
concetti letterari di un certo peso
(mi si consenta la frase), nella seconda
opera (scritta ventanni dopo insieme
a Peter Straub) la mancanza d'idee è
così disarmante da lasciare senza parole.
Lo stile resta comunque godibile e forse
dovuto agli ottimi traduttori.
Per chi, come me, s'è innamorato delle
storie di King nell'adolescenza, non
potrà non apprezzare avidamente il primo
e non piangere sull'aridità commerciale
del secondo.
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