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  DAN BROWN, Il codice Da Vinci

Questo romanzo americano ha dominato (e credo che continui a farlo tuttora) la scena letteral-commerciale. Ne hanno parlato tutti: telegiornali, esperti, opinionisti, classificologi. Dicono che abbia suscitato scalpore nelle alte sfere del Vaticano. Con certe premesse, è praticamente impossibile non provare a leggerlo, soprattutto per uno come me.

La trama: il curatore del Louvre viene ammazzato da un inquietante monaco albino appartenente all'Opus Dei, e, prima di morire, lascia delle indicazioni sul e con il proprio corpo. Per volere dello stesso assassinato, tali indicazioni devono essere interpretate da sua nipote e da un ricercatore americano esperto di simbologia. I due si uniscono nella ricerca spasmodica di indizi che li porterà a contatto con società segrete, cospirazioni vescovili, misteri antichi di secoli e poteri divini, passando per i Templari fino ad arrivare al Santo Graal.

Bisogna ammettere che alcuni degli argomenti trattati da Brown sono molto interessanti. Non solo per chi è appassionato di arte, ma anche per chi ama i misteri, i rituali pagani e le sette più o meno segrete. Essendo stato un docente di storia dell'arte, lo scrittore ha sicuramente preso solide informazioni storiche e credibili nozioni artistiche, tantoché molti passi del testo risultano assolutamente convincenti. La sua rivisitazione della religione, della Chiesa e dell'origine della divinità hanno quindi un pesante fascino, anche per chi di religione non s'interessa.

È quindi straordinariamente accattivante tutta la prima parte del libro, quando i misteri sembrano dietro ogni angolo e quando le sconvolgenti teorie storico-religiose vengono svelate a piccole dosi. Ma come capita sovente per questo genere di romanzi da comodino, c'è un prezzo da pagare. A mio parere, una volta scoperto il nocciolo della questione, la storia nuda e cruda risulta semplice, persino banale. Le vicende dei protagonisti sono quasi sempre spicce, mentre ci si dilunga (e giustamente, direi) sulle speculazioni. Convince poco anche il finale, perché di finali così ne abbiamo visti anche troppi nei romanzi (e nei film) commerciali. Le premesse, quindi, così seducenti, restano delusioni, e il buon sapore dell'inizio scema una volta entrati nell'americanismo più piatto.

Ciò che resta, almeno nella mia testolina, sono i bozzoli di riflessioni su certi argomenti. Pieni di vigore in sè, questi spunti rimangono fine a loro stessi nella storia, ma danno una piccola scossa (mi sia concesso) alle convinzioni della nostra matrice cattolica. Ma sorge un dubbio: il fatto che si parli già di un film (mi sembra di aver sentito il nome di Tom Hanks), e tutti i libri collegati del tipo "Tutte le spiegazioni de Il codice Da Vinci" e "Tutte le argomentazioni contro Il codice Da Vinci" mi sembrano la solita operazione commerciale studiata a tavolino per far diventare un caso letterario un libro scorrevole, bellino, passabile, ma non di certo un capolavoro.
Sarò troppo critico?



 
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