VERSUS - INTERVISTE INTERROTTE CON LA LETTERATURA  
   
  VS nr. 00  
 
  ROBEDIO intervista ROBERTO TADDIO

[ Il colloquio si svolge in una casupola su un isolotto deserto al centro di un lago nero, nelle acque del quale ogni tanto guizzano strane pinne e tentacoli viscidi. Il cielo promette tempesta. Il vento fischia tra le assi malandate della stamberga. Dalla finestra sfondata si vede una grossa porzione del lago ]

® - Eccoci qui, finalmente...
RT - Facciamo in fretta, per cortesia.

® - Appunto, arriviamo al dunque: lei non ha mai amato essere sotto i riflettori, lo si deduce anche da questo. Mi sbaglio?
RT - Non si sbaglia, anche perché provo un certo rispetto per quelli che mi subiscono al di là della telecamera o della radio, quindi non vedo perché insidiarli con la mia presenza. C'è già tanta gente sgradevole da tutte le parti...

® - Forse un po' è spaventato dalla notorietà degli altri? [una grossa pinna lucente emerge dal lago, poi riscompare nel nero ]
RT - Può darsi, ma non è questo il punto. Io sono uno scrittore, non devo essere per forza "visibile". O almeno, non è il mio principio di letteratura.

® - Non le sembra ormai che sia finito il tempo dei princìpi? Al giorno d'oggi contano altre cose: la presenza, l'esteriorità... È per questo che fioriscono certi sottotipi di scrittori, le case editrici a pagamento e i siti internet.
RT - Esatto. È per questo che fioriscono, come i funghi in una piscina pubblica. Ma non significa che tutti debbano essere delle piaghe solo perché è lo standard del momento.

® - Lei però ha un sito come molti altri suoi "colleghi". Come lo giustifica?
RT - Man On Black è nato per gioco, una cosa fatta per puro divertissement, che però poi ha preso piede e, se si può dire, fortuna.

® - Pensa che sia una cosa che può ancora crescere?
RT - Mai dire mai. Adesso come adesso sta bene così, forse andrebbe sistemato ma non allargato. Alle volte è ingestibile. Lei lo saprà meglio di me.

® - Infatti. Veniamo al suo libro, "Brivido [una storia di Venezia]". Cosa ci può dire, in proposito?
RT - Sono soddisfatto dell'impatto che ha avuto sui lettori. Da quel che so, l'hanno apprezzato in molti e soprattutto vari: medici, operai, avvocati, impiegati, studenti, commercialisti, pensionati. Anche un gatto l'ha letto.

® - E che ha detto, il gatto?
RT - Gli è venuta l'acquolina in bocca...

® - Il problema è la distribuzione, sembra.
RT - Non sembra, è. Purtroppo la casa editrice è piccola e non riesce a gestire certe situazioni. Ma non è un ostacolo impossibile da superare, ci si deve solo lavorare un po' più su, alla faccia di quelli che invece non sanno scrivere e che pubblicano lo stesso perché conoscono qualcuno d'importante...

® - ... Magari con case editrici più grosse...
RT - Infatti. È questa una delle realtà terrificanti del nostro tempo letterario. Abbiamo il vuoto culturale, e la causa è proprio l'eccessivo numero di persone che si credono scrittori. E il riflesso è sotto gli occhi di tutti. Paghi, pubblichi. Paghi, vinci i concorsi. Paghi, ti fanno i corsi di scrittura creativa. Ma scrittori, zero. Un vero business del Duemila. [ una creatura guizza dal nero del lago e afferra coi suoi tentacoli un grosso pesce che nuotava accanto all'isolotto. Dopo una furibonda lotta, le due bestie affondano senza più rumori ]

® - Pensa che tutto ciò sia solo negativo per la letteratura italiana?
RT - Le dirò, a me sembra una tragedia. Una tragedia che persone piene di talento siano relegate ai margini di questo sistema, e che persone piene solo di faccia tosta ne siano il fulcro. Una vergogna. Inutile mettersi a fare nomi, anche perché non ci sono confini ben delimitati. Qualcuno che scrive alla meno peggio ci può essere, ma non è detto che debba pubblicare in tutta Italia. Non ne è una conseguenza.

® - E la televisione? È il traino della situazione?
RT - Sì, credo sia il traino verso il baratro. I ragazzi trovano modelli, esperienze e situazioni in tv, e le traspongono nella loro vita. Per loro quelli del Grande Fratello sono "persone che ce l'hanno fatta", non "persone che si sono rese ridicole di fronte a molte altre persone". Facciamo un altro esempio: i maschietti della mia generazione, da piccoli, volevano fare tutti il calciatore, ma quando raggiungevano il momento di provarci davvero si accorgevano di non avere i numeri, fisici o mentali. E abbandonavano l'idea relegandola a livello di hobby. Con la scrittura la gente di oggi pensa di poter sfuggire a un mondo del lavoro più ostico di una volta. Per loro scrivere è come andare al Grande Fratello: zero fatica, zero stress, molti soldi. Mi sembra davvero che siamo alla follia.

® - Non sta forse esagerando?
RT - E secondo lei come mai c'è tanta gente che crede di saper scrivere? Prenda un pallone e ci faccia un milione di palleggi di seguito. Non ce la farà, quindi dovrà allenarsi giorni e giorni, e le costerà sudore e fatica e impegno. E alla fine non è detto che ci riesca lo stesso. Invece prenda una penna (o un computer, valà, ormai ce l'hanno tutti, anche quello aiuta) e scriva un milione di parole. Farà fatica, ma alla fine sarà sempre meno difficile di uno sforzo fisico. E se anche alla fine non ce la farà a sfondare non ci avrà speso un granché in termini di anima. Tutti sanno scrivere (l'analfabetismo è sceso ancora, a quel che mi risulta).

® - Quindi lei dice ai giovani d'oggi di non scrivere?
RT - No, figuriamoci. Scrivere, per l'uomo comune, è un sistema di sfogo. Come fare un disegnetto, viene spontaneo a tanti. Ma scrivere è anche un'arte. Non bisogna confondere le due cose. Al giorno d'oggi, terribilmente, lo si fa troppo spesso.

® - Passiamo a un argomento più allegro: la sua vita sentimentale.
RT - Mi avvalgo della facoltà di non rispondere.

® - Suvvia, non può dirci niente in proposito?
RT - Mi appello al quinto emendamento.

® - Non sia maleducato! Ci dica se ha la fidanzata!
RT - La smetta! Ho detto che non rispondo!
[ rumori di collutazione ]

® - Una parola... solo... per il pubblico...
RT - Rompiballe!

® - Imbecille!
RT - Vaffanculo!
[ forti rumori di collutazione,

L'intervista viene interrotta
]




 
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